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Sperdute nella lontana Oceania, le isole Figi rappresentano un remoto luogo di fuga dalla quotidianità della vita, spesso asfissiante. Uno spettacolare collage d’isole, nella curiosa disposizione a ferro di cavallo, perlopiù d’origine vulcanica e arricchito da vari atolli. La maggioranza delle terre emerse è costituita da piccoli isolotti, però non vivibile per l’uomo. L’estensione totale è di circa 18.400 chilometri quadrati. Lo stato di Figi è situato nella propaggine sudoccidentale delle acque dell’oceano Pacifico. Conta più di 300 isole, ma soltanto un terzo di esse permette lo sviluppo della vita umana. Geograficamente vede a nord Tuvalu, mentre verso oriente Samoa e lo stato di Tonga. Ben lontane sono le coste coralline dell’Australia o della Nuova Guinea. Viene fatto rientrare tra il gruppo d’isole della cosiddetta Melanesia. Difficile da descrivere per vie generali, la morfologia del territorio figiano si basa su una conformazione vulcanica, come testimoniano i numerosi atolli. Non mancano, di conseguenza, discreti rilievi montani e accumuli di materiale calcareo. Il monte Victoria spicca su tutti gli altri con i suoi oltre 1.300 metri d’altezza. Le fasce costiere, in genere, sono pianeggianti e generano spiagge da sogno. Si possono considerare come più importanti le isole Viti Levu e Vanua Levu, con quasi il 90% della popolazione totale. Quest’ultima è composta di autoctoni discendenti dalla stirpe melanesiana. La rimanenza vede una forte presenza d’indiani, per via dell’afflusso di manodopera agevolata dai vecchi colonizzatori inglesi. Attualmente gli abitanti stabili non arrivano al milione di persone. Facente parte del Commonwealth, Figi si è reso indipendente soltanto nel 1970. Ora è uno stato con un regime democratico parlamentare, in cui s’indicono regolari elezioni politiche; la capitale amministrativa è Suva. In virtù degli scontri di natura etnica tra gli originari figiani e gli indiani sopraggiunti, anche la religione risente di un contrasto netto tra i cristiani protestanti e l’Induismo. L’attaccamento alla cultura locale si scorge anche attraverso l’uso della lingua locale, accanto a quella ufficiale inglese. |
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